MBS Febbraio 2026: Incentivare l’Eccellenza – Quando i Numeri Incontrano il Cuore

Incentivare l’Eccellenza – Le Strategie che Moltiplicano le Performance

Due imprenditori, due approcci complementari. Andrea Sdao parla di metodo e meritocrazia. Nina Iacuzzo di cultura e ascolto. Insieme mostrano che incentivare l’eccellenza non è questione di soldi, ma di capire cosa muove davvero le persone.

Il 17 e 18 febbraio 2026, nell’aula di Mind Business School, si è parlato di incentivare l’eccellenza. Non la solita teoria sui bonus. Ma qualcosa di più profondo: come costruire una cultura dove ogni collaboratore è spinto a dare il meglio perché vuole, non perché deve.

Andrea Sdao, CEO di Infinity Casa, e Nina Iacuzzo, CFO di OSM Group, hanno condiviso due prospettive complementari sullo stesso tema. Uno parla di numeri, metodo e velocità. L’altra di cultura, ascolto e valori. Insieme disegnano un quadro completo di cosa significa davvero incentivare.

Andrea Sdao: Metodo, Meritocrazia e Coraggio

Andrea ha aperto con una storia del 2011. Era “il ragazzo che non sapeva vendere”. Un mese prese 8 incarichi ma non chiudeva vendite. Guardò i colleghi e disse: “Se mi vendete due incarichi a testa, vi regalo una Mont Blanc”.

Quel mese divenne uno dei più produttivi. I colleghi vendettero e presero le loro penne. Andrea capì: gli incentivi cambiano tutto. Non solo i risultati, ma l’energia, il clima, la voglia di fare.

Da lì decise: se avrò un’azienda, la riempirò di premi e incentivi. E così ha fatto. In 3 anni ha portato Infinity Casa da zero a quasi 2 milioni di fatturato.

Ma il suo messaggio non è stato “date più premi”. È stato molto più profondo.

Primo: servono strumenti, non solo intenzioni. Un piano finanziario che ti dice cosa puoi permetterti. Statistiche individuali che ti permettono di guidare ogni persona verso l’obiettivo. Senza questi, gli incentivi sono solo belle parole.

Secondo: la meritocrazia vera. Non quella dichiarata a parole. Quella applicata ogni giorno, in ogni decisione. Mai dare la stessa cifra a tutti. I premi si dividono in percentuale, in base a quanto ciascuno ha prodotto. Perché se tratti uguale chi ha fatto tanto e chi ha fatto poco, perdi chi si impegna di più.

Terzo: la coerenza assoluta. Mantieni sempre la parola data. Anche quando costa caro. Anche se hai fatto un piano troppo generoso. Paghi fino all’ultimo centesimo. Poi, quando scade, lo rivedi. Ma non torni mai indietro sulla parola data. Perché paradossalmente paga di più una scelta impopolare ma coerente che una scelta popolare ma incoerente.

Nina Iacuzzo: Parlare al Cuore, Non Solo al Portafoglio

Nina è partita da una domanda: “Quanti di voi hanno pensato: se tutti facessero quello che devono, l’azienda volerebbe?”. Tutti hanno alzato la mano.

E poi ha ribaltato la prospettiva: “E se invece di chiedere ‘se le persone fossero perfette’, ci chiedessimo ‘se noi fossimo qualcosa di diverso per loro’?”

Perché Nina, che passa le giornate tra numeri e file Excel, ha scoperto una cosa: gli incentivi che funzionano davvero sono lontani dai fogli di calcolo. Parlano al cuore. Capiscono cosa vogliono le persone.

Ha portato esempi potenti.

Google regala il 20% del tempo ai collaboratori per progetti personali. Non li vincola, non li controlla. Li lascia liberi di creare. Da questo nascono Gmail e Google News. Google incentiva la creatività.

Patagonia regala giorni di ferie a chi sposa una causa sociale. Permette ai collaboratori di portare avanti qualcosa in cui credono. Patagonia incentiva i valori.

Zappos offre 2.000 dollari ai nuovi assunti dopo una settimana: “Se te ne vai ora, ti paghiamo. Se rimani, sei davvero convinto”. Zappos incentiva l’appartenenza.

Andrea ha confermato con un esempio concreto. Durante una riunione hanno chiesto ai collaboratori cosa volessero come premio. Su 10 persone, 8 hanno scritto “viaggio” e solo 2 “soldi”.

Volevano stare insieme, condividere esperienze, rinforzare il team.

La lezione è chiara: non dare mai per scontato che tutti vogliono soldi. Chiedi. Scopri le passioni. E usa quelle per motivare.

L’Energia che Si Crea: Il Vero Valore

Verso la fine Andrea ha detto qualcosa di potente: “Non è importante l’oggetto che metti come premio. È importante quello che fa vivere alle persone mentre corrono verso l’obiettivo”.

Ha mostrato chat dei suoi collaboratori durante una gara per un obiettivo di gruppo. Erano piene di energia, carica, voglia di farcela.

Nina ha concordato: gli incentivi che funzionano non riempiono il portafoglio. Fanno brillare gli occhi.

Perché quando le persone brillano, quando si sentono parte di qualcosa importante, quando vedono riconosciuto il loro contributo, danno il meglio. Non perché devono, ma perché vogliono.

Tutti Devono Poter Vincere

Un punto forte da entrambi: tutti in azienda devono avere modo di contribuire e essere riconosciuti. Non solo i venditori.

Se escludi qualcuno, crei due categorie. E quando festeggi i premi, chi non può partecipare si sente fuori. Si crea frattura.

Ognuno ha il suo modo di contribuire al successo. E ognuno va riconosciuto.

La Velocità Come Fattore Competitivo

Andrea ha raccontato che quando finisce MBS, la sera stessa chiama per cambiare cose in azienda. Non aspetta. Non rimanda.

Mentre aspetti, stai già sbagliando. La velocità è un fattore competitivo enorme. Muoverti velocemente ti permette di testare e vedere se funziona. Aspettare ti tiene fermo.

In 3 anni è passato da zero a quasi 2 milioni. E ora accelera ancora.

In Conclusione: Una Cultura, Non Solo Premi

L’edizione “Incentivare l’Eccellenza” ha mostrato che costruire sistemi efficaci non è questione di soldi. È questione di:

Metodo: strumenti chiari per decisioni rapide e guidare le persone.

Meritocrazia: premiare davvero chi produce. Nei fatti, non a parole.

Coerenza: mantenere sempre la parola data.

Ascolto: capire cosa vogliono le persone. Non tutti vogliono denaro.

Inclusività: tutti devono poter vincere.

Velocità: implementare subito, testare, aggiustare.

Ma soprattutto, entrambi hanno trasmesso una verità: l’obiettivo non è solo più fatturato. È creare una cultura dove ogni persona si sente responsabile del successo. Dove tutti danno il meglio non perché devono, ma perché vogliono.

Come ha detto Nina: “E se ogni persona si sentisse l’unico responsabile del successo aziendale?”

Succederebbe che la tua azienda volerebbe. E i sistemi di incentivi giusti sono il carburante.

Questo è Mind Business School: imprenditori che condividono metodi concreti, numeri reali, strumenti applicabili subito. La prima scuola per imprenditori fatta da imprenditori.

 

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